La barzelletta di Pierino che risponde “tre belle fette” e fa ridere ancora oggi

Ridere è una delle poche cose che accomuna ogni essere umano sul pianeta, indipendentemente dalla cultura, dalla lingua o dall’epoca storica. Ma perché ridiamo? Gli scienziati la chiamano teoria dell’incongruenza: il cervello ride quando si aspetta qualcosa e riceve qualcosa di completamente diverso. Un corto circuito cognitivo che il nostro sistema nervoso risolve con una risata. Interessante, no? E non siamo soli: anche scimpanzé, ratti e persino cani producono qualcosa di molto simile alla risata in situazioni di gioco. I ratti, in particolare, emettono ultrasuoni durante il gioco che i ricercatori associano a una forma primitiva di ilarità.

Nella storia, l’umorismo ha sempre seguito le tensioni sociali del momento. Gli Antichi Romani, per dire, erano maestri nell’ironia politica e nel sarcasmo verso i potenti — ma ridevano moltissimo anche sulla povertà altrui, sulle disgrazie fisiche e sui parvenu, quei nuovi ricchi goffi e mal vestiti che cercavano di sembrare nobili. Un po’ come oggi, insomma.

La barzelletta: Pierino, la maestra e i ravioli

La maestra dice ai suoi piccoli alunni:

«Bambini, oggi parliamo un po’ di voi e dei vostri progetti per il futuro. Cosa vi piacerebbe fare da grandi?»

La maestra, ogni tanto, è solita chiedere anche:

«Cosa avete mangiato ieri di bello a casa?»

E a Pierino tocca sempre rispondere la stessa cosa:

«Polenta, signora maestra!»

Un giorno la maestra lo prende in disparte e gli dice sottovoce:

«Pierino, io lo so che la tua famiglia è povera e mangia sempre polenta, ma non è necessario che lo sappia tutta la classe. Per cui, ogni tanto, quando chiedo cosa avete mangiato, tu rispondi qualcos’altro — anche se non è vero. Inventati qualcosa: puoi dire gli spaghetti, i ravioli, i tortellini… va bene?»

«Sì, maestra, ho capito!»

Un paio di giorni dopo, la maestra lancia la domanda di rito alla classe:

«Cosa avete mangiato ieri a casa?»

«I ravioli!» risponde pronto Pierino.

«Oh che bello!» fa la maestra, visibilmente compiaciuta. «E quanti ne hai mangiati, Pierino?»

«Tre belle fette, signora maestra.»

Perché fa ridere?

Il meccanismo comico si basa su quell’incongruenza di cui parlavamo: Pierino ha seguito alla lettera il consiglio della maestra — ha detto i ravioli invece della polenta — ma non ha cambiato il suo quadro mentale. Per lui, il cibo si misura ancora a fette, esattamente come la polenta. Il risultato è un’immagine surreale e tenerissima allo stesso tempo: un bambino che tenta di nascondere la propria realtà ma la tradisce inconsapevolmente, con una precisione quasi poetica.

La barzelletta funziona perché Pierino non mente davvero: mente a metà, e quella mezza verità è più rivelatrice di qualsiasi confessione. Un classico della comicità italiana, senza tempo.

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